SALVIAMO I TUAREG!

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Nel 2008 ho creato su Facebook un gruppo, “Save Touareg People – Salviamo i Tuareg” che è stato chiuso dopo 2 anni senza nessun preavviso (eravamo arrivati quasi a 3000 iscritti!). Ero riuscita a contattare molti Tuareg o loro amici, e sono riuscita tramite il gruppo a metterli in contatto fra di loro.

Ho scoperto che, almeno da noi in Italia, pochi conoscono la storia dei Tuareg e la ricchezza della loro cultura. Quindi ho fatto anche opera di sensibilizzazione. A settembre del 2009, dopo una grave inondazione nel Niger, siamo riusciti a raccogliere più di 1000 Euro per ripristinare il pozzo di un villaggio Tuareg, come ho raccontato qui.

Come sempre c’è di mezzo l’interesse economico delle grandi multinazionali: chi vuole far sapere che questo popolo sta scomparendo anche a causa della cattiva gestione delle risorse comuni, come i giacimenti di uranio in Niger e Mali? Chi vuole ammettere che la terra è di tutti e non andrebbe tolta a chi ci ha sempre vissuto, l’ha sempre curata e amata perchè è la loro casa?


Fra i Tag del blog troverai la voce Tuareg, ti servirà se vuoi saperne di più…


In particolare puoi seguire gli articoli dedicati alle donne Tuareg.


LA STORIA DEI TUAREG


I Tuareg discendono dalle popolazioni berbere preistoriche del mediterraneo, i Garamanti, e già al tempo dei Fenici e dei Romani, avevano un’avanzata organizzazione sociale, economica, artistica e religiosa. I Garamanti, grande confederazione di nomadi-cacciatori-guerrieri, percorrevano le grandi vie che dal Mediterraneo attraverso il Sahara, allora verde, arrivavano ai grandi Regni Neri del Sud, nel Sahel. La leggenda sulle loro origini narra che discendono da una donna: la regina Tin-Hinan. Guerrieri agili, alti e forti, armati con una lancia di ferro, un pugnale ed una spada-takouba, in groppa ai loro cammelli, erano i padroni del deserto e, alla fine del IXX secolo resistettero a lungo alla colonizzazione francese e alla costruzione di una ferrovia transahariana, che avrebbe danneggiato il commercio carovaniero e tutte le attività della regione. Con la colonizzazione francese la regione del popolo Tuareg fu divisa in quanto furono tracciati i confini del Mali, dell’Algeria e del Niger (accordo di Niamey, 1909). Inizia così la decadenza del popolo Tuareg dovuta alla distruzione del loro ordine sociale e della loro economia nomade. Nonostante che in questi ultimi decenni le frontiere imposte dalla colonizzazione prima e dai nuovi stati poi, l’arabizzazione forzata e le vicende politiche abbiano causato massacri, deportazioni e sofferenze e causato una dispersione di questo popolo, i Tuareg hanno un forte senso di appartenenza ad un passato storico ed una forte identità socio-culturale. Oggi i nomadi sono sempre meno e vivono in povertà a causa della crescente siccità e dell’impoverimento dei greggi. Molti sono migranti e molti sono andati a vivere nelle città. La vita del deserto è dura, i nomadi si sono adattati in modo straordinario; l’acqua è rara come lo sono i pascoli nella difficile armonia che l’allevamento estensivo richiede. Ai giovani con i racconti intorno al fuoco, la sera, negli accampamenti, si insegna a sopportare la sofferenza, senza lamentarsi, piangere è un disonore, chiedere cibo e acqua una debolezza, ecco la scuola Tuareg, vi si impara a ribellarsi, mai a mendicare. Il fragile equilibrio si trova drammaticamente sconvolto ogni volta che interviene un elemento imprevedibile, come la siccità, i rastrellamenti militari o tentativi di riorganizzazione fatti senza tenere conto della realtà socio-culturale ed economica dei Tuareg. All’interno del loro mondo i nomadi hanno bisogno di una completa libertà. Le autorità hanno avviato politiche di sedentarizzazione forzata che hanno prodotto risultati disastrosi: sradicati dal loro ambiente e imprigionati nei caotici ritmi della città, i Tuareg sono stati relegati ai margini della vita sociale. L’irrequietezza di questo popolo che rivendica la propria identità e che culla il sogno di uno stato indipendente, rimane inascoltata dalla comunità internazionale. Le rivolte dei Tuareg scoppiate negli anni 90 in Niger e Mali sono state soffocate nel sangue. Centinaia di migliaia di famiglie, distrutte e ridotte alla fame, sono state costrette a fuggire dagli accampamenti. Molti nomadi hanno trovato rifugio nelle periferie delle città del deserto – Agadez, Tamanrasset, Gao, Timbuctù, Ghat – in baracche arroventate, senza luce né acqua. Vivono di espedienti, piccoli lavori saltruari: vendono oggetti di artigianato, trasportano merci e persone su camion sgangherati, oppure coltivano fazzoletti di terra strappati con fatica al deserto. I pochi che hanno trovato un’occupazione stabile vengono sfruttati in miniere di uranio, oro e altri minerali. Altri riescono a racimolare qualche soldo con i pochi turisti di passaggio.
 
I miei video dedicati ai Tuareg su You Tube

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