Crescere per migliorare l’ambiente

tratto da Crescere per… migliorare l’ambiente
di Marcella Danon
 
…Prendere in considerazione la crisi globale offre una comprensione più profonda della realtà umana e una motivazione per superare le barriere psicologiche che ci permettono di accettare passivamente tutto quanto sta accadendo davanti ai nostri occhi. Il pianeta sta morendo proprio perché siamo soddisfatti con le nostre relazioni limitate, in cui il controllo, la negazione e l’abuso sono tollerati, in cui sopravvivere sembra a volte più importante di vivere, in cui la mano destra è pronta a compromessi che indirettamente metteranno fuori gioco la mano sinistra, in cui non ci sentiamo più “interi”, né sappiamo sentirci parte della famiglia umanità e men che meno del resto della creazione.
I bambini nel mondo muoiono di fame non perché non c’è abbastanza cibo, ma perché “siamo una famiglia disfunzionale”: non siamo in grado di andare oltre il nostro piccolo nucleo famigliare e di prendere in considerazione la famiglia dell’umanità. E’ questo artificiale senso di isolamento e non coinvolgimento che, se da una parte ci protegge da una eccessiva passione – che include il “patire” -, dall’altra ci isola e ci fa sentire inutili, a noi stessi e agli altri. Sono proprio i meccanismi di controllo, negazione, proiezione e abuso che sabotano le relazioni personali e sono poi quelli gli stessi che mettono in pericolo il mondo. Cambiare questi schemi non vuol dire soltanto cambiare le nostre vite, ma il nostro rapporto con la vita, le relazioni sane non sono un obiettivo esoterico, sono una questione di sopravvivenza e della sopravvivenza di maggior parte della vita sul pianeta. Molti non vogliono sentire di quello che succede, “non è colpa mia”, “non mi interessa”, “non è il mio pianeta”, oppure si sentono in colpa, ma anche così non fanno niente. Ma il senso di colpa è il campanello di allarme che non ci stiamo comportando secondo i nostri valori più veri e se siamo in disarmonia col mondo, è perché siamo in disarmonia con noi stessi. Finché agiamo senza introspezione e non facciamo nulla per affrontare e risolvere i conflitti interni, aumentiamo la disarmonia attorno a noi. Curare, allora, vuol dire rendere interi: “Se non è il mio pianeta, di chi è?”, “Se non è la mia famiglia, di chi è?”, “Se non è mia responsabilità, di chi è?”. Perché è solo mettendoci autenticamente in relazione con noi stessi che potremo “sentire” la comunità umana e il senso di compartecipazione alla vita del pianeta. “Tu sei il mondo! – dice Krishnamurti, e conclude – ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo”.
 

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