LE FIBRE ARITIFICIALI E IL RAMIE'

Oggi ho scoperto che la viscosa non è un tessuto naturale, sebbene sia utilizzato molto spesso in misto con tessuti di origine naturale. L’intento dei suoi inventori, che a fine 800 riuscirono a produrre un tessuto molto simile alla seta, era proprio quello di fare un tessuto che sembrasse molto naturale ma più economico.

Come potete leggere anche su Wikipedia, al tocco, o alla “mano” dei veri esperti, la viscosa di qualità risulta particolarmente morbida, assorbente e antistatica. E’ anche abbastanza delicata come la seta, in quanto deve essere lavata a basse temperature o in acqua fredda.

La viscosa fa parte delle tecnofibre o fibre chimiche e si individua nella sottocategoria dei tessuti artificiali (non sintetici) come l’acetato.

Si confondono spesso con le fibre sintetiche, in realtà le fibre artificiali, a differenza delle altre, sono ottenute dalla lavorazione della cellulosa trattata con sostanze chimiche.
La grande differenza tra fibre artificiali e sintetiche è che le prime sono più traspiranti e accumulano molto meno cariche statiche.
Tra le più importanti fibre artificiali che conosciamo abbiamo: acetato, viscosa rayon, cupro bemberg, modal, microfibre.

Invece una fibra vegetale piuttosto sconosciuta è la ramia (detta anche ramiè), usata da migliaia di anni nell’estremo oriente, ricavata da due specie di piante della famiglia delle Urticacee. È una fibra bianca, fine e lucente. I cinesi la utilizzavano molto tempo prima che il cotone fosse introdotto in oriente. Negli ultimi decenni del XX secolo si è diffuso l’utilizzo anche in occidente, soprattutto mista al cotone; la limitata diffusione in occidente è da imputare principalmente ai suoi costi di lavorazione, soprattutto il costo dovuto alla laboriosa estrazione della filaccia.Se ti è piaciuto l’articolo iscriviti al mio blog, oppure seguimi sulla pagina Facebook di Terra Madre

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