IL PU-ERH: UN TE’ FERMENTATO E INVECCHIATO

 

Vi segnalo un interessante articolo sul tè Pu-erh sul sito Acquabuona.

Nelle montagne dello Yunnan, al confine con il Tibet, si trovano grandi piante secolari di Camellia Sinensis (la pianta del tè) da cui si ricava una qualità di tè davvero caratteristica: il Pu-erh. Sebbene ne esista sia verde che nero, è principalmente il secondo tipo ad essere commercializzato in occidente. A causa del colore dell’infusione questa varietà viene talvolta indicata come “tè rosso”; bisogna fare però attenzione perché questa è anche la comune denominazione dell’infuso di Rooibos, un arbusto proveniente dal Sudafrica, peraltro molto gradevole ma che con il tè non ha niente a che vedere.


Da sempre apprezzato in Cina (pare che già nel V secolo d.C. fosse usato come moneta di scambio dai nomadi che andavano e venivano dalle regioni più settentrionali) ha conosciuto nel mondo occidentale una fortuna relativamente recente, tanto che lo si può trovare anche confezionato in bustine sugli scaffali dei supermercati. Il motivo di tale popolarità risiede nelle virtù salutari di questo tè; in particolare si ritiene – e indagini scientifiche sembrano confermarlo – che il Pu-erh abbia un effetto di contrasto ai grassi. Ciò lo rende utile nelle cure dimagranti, ma soprattutto un prezioso alleato contro il colesterolo nella prevenzione delle malattie cardiocircolatorie.
Se non avete mai assaggiato il Pu-erh e dopo la lettura di questo articolo vi è venuta la curiosità di provarlo, è bene che vi metta in guardia perché potreste restare un po’ sconcertati, cioè subire il classico “trauma del primo assaggio”. Il gusto di questo tè è infatti molto particolare e lascia spiazzati; se però negli assaggi successivi si opera una sorta di “riflessione” e si cerca di esplorare questo sapore strano, di comprenderlo, di andare in profondità, ecco che si apre una prospettiva inaspettata su quel gusto che all’inizio ci aveva lasciati interdetti e che adesso invece si dispiega in tutta la sua ricchezza.

Vi consiglio di leggere l’articolo per intero qui.

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  1. […] Il tè Pu-erh è conosciuto come “il tè della longevità”. La dinastia Qing considerava il Pu-erh come un tributo imperiale e aveva decretato che se ne potessero raccogliere solo trentatremila chili all’anno. Tutti erano orgogliosi di raccogliere e bere il Pu-erh, buono per la salute e soprattutto per la digestione. Quando apparve all’estero fu bene accolto tanto da venir citato persino dallo scrittore russo Tolstoi nel suo libro Guerra e pace. […]

  2. […] L’aria si è rinfrescata ed ha un odore di erba in questi primi giorni di settembre. Una domenica silenziosa. Torna la voglia di bere tè caldo, finalmente. Così oggi, stando tutto il tempo a casa, ho deciso di assaggiare il nuovo Pu-erh che avevo portato con me dalla vacanza. Infatti una sera, sul lungomare di Fano, ho potuto acquistare del tè (ottimo!) ad una bancarella insolita, con decine di sacchi pieni di spezie, tisane e tè. Ho scelto del tè Sencha con diverse aromatizzazioni e il titolare mi ha regalato alcuni “nidi” di Pu-erh. […]

  3. […] Il tè Pu-erh prende il nome da una piccola città della Cina nella quale è prodotto in Cina. Come vi spiegavo qui, questo Tè fa parte di una categoria completamente diversa dai Tè Verdi, Oolong o Neri. 
Le foglie infatti vengono intenzionalmente invecchiate e subiscono una doppia fermentazione, in base ad un procedimento rimasto a lungo segreto e ancora poco conosciuto. […]

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